La flora

 

Gli alberi sono il sostegno del cielo, se vengono tagliati il firmamento cadrà su di noi.

(Leggenda colombiana)

GLI ALBERI

albero

LE SPECIE ARBOREE SONO LE PIÙ ALTE FRA TUTTI I VEGETALI. SONO PIANTE CARATTERIZZATE DA UN UNICO FUSTO LEGNOSO CHE SI SVILUPPA IN SENSO VERTICALE
 

SPECIE BOTANICHE
FAMIGLIA NOME SCIENTIFICO NOME COMUNE
ACERACEAE Acer monspessulanum L ACERO MINORE
AQUIFOLIACEAE Ilex aquifolium L. AGRIFOGLIO
CUPRESSACEAE Juniperus oxycedrus L. GINEPRO COCCOLONE
CUPRESSACEAE Juniperus phoeniceae L. GINEPRO FENICIO
FAGACEAE Quercus ilex L. LECCIO
FAGACEAE Quercus congesta Presl ROVERELLA
FAGACEAE Quercus suber L. SUGHERA
OLEACEAE Olea europeae L. var. sylvestris OLIVASTRO
OLEACEAE Phillyrea latifolia- angustifolia L. FILLIREA
ROSACEAE Pyrus amygdaliformis Vill. PERO SELVATICO
TAXACEAE Taxus baccata L. TASSO

 

NOME SCIENTIFICO: Quercus ilex L.

leccio

S’elihe de melathu – leccio plurisecolare all’interno del paese

NOME ITALIANO: Leccio
NOME SARDO: Elihe
NOME INGLESE: HOLM OAK

FAMIGLIA FAGACEAE

 

Il leccio è una pianta sempreverde con una chioma folta, arriva oltre i 20 metri di altezza. E’ la pianta più diffusa nel nostro territorio.La corteccia è liscia e grigia ma col tempo diventa più scura e screpolata. Le foglie possono essere lunghe oppure ovali con il margine liscio o spinoso anche sulla stessa pianta; il loro colore è verde scuro nella parte superiore, mentre, in quella inferiore è più chiaro e opaco. I fiori sono unisessuali: quelli maschili sono riuniti in infiorescenze pendule a spiga chiamati amenti mentre quelli femminili sono disposti a gruppi di 6/7 infiorescenze. Mentre fiorisce emette anche le nuove foglioline e cadono quelle vecchie.

I frutti sono le ghiande verdi durante l’estate, marroni a maturazione. Il leccio fiorisce in aprile maggio e fruttifica in autunno. Il leccio deve il suo successo ad alcuni adattamenti che gli consentono di sopportare agevolmente l’aridità estiva, e di resistere all’azione spesso distruttiva dell’uomo: Innanzitutto le foglie lanceolate, verde cupo lucente sul dorso, argentee e coperte da una fitta lanugine sulla pagina inferiore, capaci di trattenere efficacemente l’acqua dei tessuti. Quando la pianta è giovane, e poi solo sui rami più bassi, le foglie sono spinose, per difendersi dal pascolo degli erbivori. Ma il vero segreto è nelle radici, che sono capaci di emettere nuovi polloni, o gemme, nel caso in cui il tronco sia stato bruciato da un incendio, tagliato, o attaccato dai parassiti. Questa capacità di rigenerarsi può resistere per secoli, probabilmente per millenni. Proprio la sua straordinaria vitalità dovette suggerire a greci e romani di dedicare il leccio a Pan, il dio simbolo della fecondità della natura.

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NOME SCIENTIFICO: Quercus suber L

quercus_suber_tronco

quercus_suber_tronco

 NOME ITALIANO: Quercia da sughero

NOME OLIANESE: SUVEGLIU

FAMIGLIA FAGACEAE

La sughera è una pianta assai longeva e può vivere fino a 300 anni. In Sardegna vegeta fino ai 1200 metri di altitudine. E’ un albero sempreverde e può raggiungere i 20 metri d’altezza. La corteccia, inizialmente è liscia, poi diviene molto spessa e profondamente screpolata; la corteccia fornisce il prodotto principale della pianta: il sughero che viene periodicamente asportato e si impiega nella preparazione dei turaccioli, come materiale isolante dal calore e dai rumori e come galleggiante per gli attrezzi dei pescatori. Specialmente nelle attività artigianali della vita agropastorale il sughero era ed è impiegato per realizzare recipienti, vassoi per arrosti, sgabelli, coppe per bere. Trova largo impiego anche nelle moderne industrie di souvenir e in espressioni artistiche popolari. La sughera resiste bene agli incendi, lo strato di sughero la protegge e ne consente la ripresa vegetativa. Le foglie sono coriacee di forma ovale allungata di colore verde lucido sopra, opaco sotto. Il margine è dentato e talvolta spinoso. I fiori sono maschili e femminili portati contemporaneamente dalla stessa pianta. I frutti sono ghiande più grandi rispetto a quelle del leccio e sono ricoperte sin quasi la metà da una cupula a squame leggermente lanuginose. Le ghiande sono utilizzate nell’alimentazione del bestiame. La fioritura avviene in aprile e la fruttificazione in autunno.

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NOME SCIENTIFICO : Quercus congesta Presl.

roverella

roverella

NOME ITALIANO : ROVERELLA

 NOME SARDO : CHERCU

 FAMIGLIA : FAGACEAE

 Albero alto 15/20 metri, a causa degli incendi però può degradare in forma arbustiva con una altezza di 3/4 metri. La corteccia è grigio bruna, le foglie sono ovato-allungate, caduche e prive di lanugine nella pagina inferiore. I rami penduli sono molto sviluppati. Queste caratteristiche differenziano la roverella presente a Oliena da quella più diffusa in Sardegna (Quercus pubescens W.) quest’ultima ha infatti la parte inferiore delle foglie ricoperta di lanugine, i rami penduli poco sviluppati e vegeta dai 500 ai 1500 metri a differenza della nostra che si puo’ trovare fra i 300 e i 500 metri. I frutti della roverella sono le ghiande. La fioritura avviene da aprile a maggio. Le foglie e le ghiande vengono utilizzate per l’alimentazione degli animali come i suini. La roverella è una pianta longeva, in Sardegna è presente soprattutto nella zona centro-settentrionale. Il legno della roverella è resistente e duraturo, ottimo come combustibile poco adatto per fare mobili ma impiegabile per travature, costruzioni navali, traversine ferroviarie, botti, ponti. La scorza dei rami giovani veniva usata in infuso come febbrifugo e astringente. La corteccia e le galle prodotte da punture di insetti sulle foglie contengono tannino e venivano utilizzate per produrre inchiostro. Fino a non molto tempo fa i ragazzini di Oliena usavano le galle della roverella al posto delle biglie, uno dei giochi preferiti era il “giro d’Italia”.

 

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NOME SCIENTIFICO: Taxus baccata L.

taxus bacata

taxus bacata arilli foto angelino congiu

NOME ITALIANO: TASSO;

ALBERO DELLA MORTE

 NOME SARDO : ENIS

 NOME INGLESE: THE YEW

 FAMIGLIA: TAXACEAE

Il tasso è un albero sempreverde che può raggiungere anche i 15 metri di altezza. Il fusto può presentarsi semplice o formato da più fusti che si fondono insieme formando esemplari di dimensioni straordinarie; il diametro del fusto può superare il metro e la circonferenza raggiunge anche i due metri. L’accrescimento di questa pianta è lentissimo, il seme impiega due anni solo per germogliare, è pero’ molto longeva: può superare i 2000 anni. Il tronco ha la corteccia liscia, rossastra e bruna: le foglie sono aghiformi, di colore verde cupo. E’ una pianta dioica: la pianta maschile ha fiori giallastri, la pianta femminile ha piccoli fiori  riuniti a forma di gemma verdastra. Il frutto è costituito da un seme nero avvolto quasi completamente da un involucro carnoso rosso chiamato arillo, l’unica parte non velenosa della pianta. In Sardegna si usava la tintura alcolica come antireumatico, antiepilettico, antiscorbutico. Il suo uso è stato abbandonato a causa dell’ elevata tossicità, infatti tutte le parti della pianta, eccetto l’arillo, contengono un alcaloide molto velenoso, la tassina. Oggi l’industria farmaceutica estrae da questa pianta principi attivi in grado di curare malattie molto gravi come il cancro, per questo non dovrebbe più essere chiamato albero della morte ma albero della vita.

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NOME SCIENTIFICO : Ilex aquifolium L.

AGRIFOGLIO

AGRIFOGLIO

NOME COMUNE: Agrifoglio

 NOME SARDO : Golosti

 NOME INGLESE: HOLLY

FAMIGLIA: AQUIFOLIACEAE

L’agrifoglio è un albero sempreverde, può raggiungere i 10 – 12 mt. di altezza. Le foglie sono ovali, ondulate, coriacee, di colore verde brillante. Sono lunghe 16 mm. di diametro e hanno margini spinescenti. In primavera i suoi rami si ricoprono di piccoli fiori biancastri o bianco-rosati, disposti a grappoli. Il frutto è una drupa tondeggiante, color rosso vivo. Fiorisce a Maggio – Giugno; fruttifica in Agosto – Settembre. E’ una specie longeva, di crescita molto lenta. In Sardegna vive nelle zone montane soprattutto nel Gennargentu. Nel Monte Corrasi sono presenti solo pochi i esemplari di agrifoglio perchè questa pianta non gradisce i suoli calcarei. Fin dall’antichità, il legno dell’agrifoglio, era usato per attrezzi rurali, lavori di ebanisteria, incisione, intarsi. Le foglie venivano usate come diuretico, febbrifugo e sedativo dei dolori colici, una volta seccate e con i semi torrefatti sostituivano il tè.

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NOME SCIENTIFICO: Juniperus oxycedrus L. ssp macrocarpa

GINEPRO

GINEPRO ZONA TISCALI

NOME COMUNE : GINEPRO ROSSO _ GINEPRO COCCOLONE

NOME SARDO: GHINIPIRU MASCRU

 FAMIGLIA : CUPRESSACEAE

 E’ un albero sempreverde. Il tronco è contorto, la corteccia si squama in lunghi nastri. Le foglie sono aghiformi e pungenti, fiorisce da gennaio ad aprile. Questa pianta produce delle pseudobacche o coccole che da giovani sono verdastre, diventano bruno rossicce a maturità. Il ginepro ha un accrescimento lentissimo, tuttavia, grazie alla sua longevità riesce a raggiungere dimensioni notevoli raggiunge altezze di 7/8 metri. Il legno del ginepro è compatto, fine e profumato è idoneo per lavori di ebanisteria e per matite. Sin dai tempi remoti è stato utilizzato per costruire imbarcazioni, travature per abitazioni e persino per scolpire statue. Esso è praticamente imputrescibile e di lunghissima durata: puo’ resistere migliaia di anni, nel villaggio di Tiscali si possono ancora ammirare le architravi delle capanne in legno di ginepro risalenti a 2000 anni fa. Dal legno di ginepro si ottiene “l’olio di Cade”, utile contro le dermatosi croniche e, in veterinaria per combattere la scabbia e le ulcere degli ovini.

 NOME SCIENTIFICO: Juniperus phoeniceae L:

GINEPRO FEMMINA

GINEPRO FEMMINA

NOME COMUNE : GINEPRO FENICIO

NOME SARDO: GHINIPIRU EMINA

A Oliena è presente anche un’altra varietà di ginepro: il ginepro fenicio, esso si differenzia dal ginepro coccollone perchè le foglie non sono pungenti ma squamiformi, le bacche che all’inizio sono nerastre diventano in seguito rosso-scuro e sono tossiche. In alcuni paesi in passato venivano usate come abortivo ma talvolta provocavano la morte della madre.

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NOME SCIENTIFICO: Olea europaea L. var. sylvestris/Miller

olivastro

olivastro – zona san Giovanni

NOME COMUNE : OLIVASTRO

NOME SARDO: OGGIASTRU

NOME INGLESE: WILD OLIVE TREE

FAMIGLIA : OLEACEAE

E’ un albero sempreverde alto in genere non più di 5-6 metri si distingue dall’olivo per i rami terminali pungenti, per foglie e frutti più piccoli e per l’aspetto arbustivo. Ha una corteccia più o meno liscia a seconda dell’età, di colore grigio cenere le foglie coriacee, lanceolate a margine liscio di colore verde scuro sopra e argenteo sotto. I fiori sono piccoli e bianchi riuniti in spighette, fioriscono in marzo-aprile. i frutti (drupe) sono piccoli e ovoidali, di colore verde e poi nero rosso a maturità. Le foglie sono gradite agli animali e, un tempo, veniva preparato un infuso contro la febbre. Con la corteccia, in passato, si coloravano di giallo i tessuti. Molti studiosi ritengono l’olivastro indigeno della Sardegna, la maggior parte degli oliveti sardi sono stati creati con l’innesto di varietà gentili su olivastro.

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NOME SCIENTIFICO: Pyrus amygdaliformis Vill.         

perastro

perastro Foto: Tiemme

  Foto Tiemme

 

NOME COMUNE : PERO SELVATICO NOME SARDO: PIRASTRU FAMIGLIA : ROSACEAE E’ un alberello che nasce spontaneamente nelle regioni a clima mediterraneo, può raggiungere i 3-4 metri di altezza. E’ caratterizzato da rami spinescenti all’apice, le sue foglie sono annuali, di forma allungata con il margine intero, la parte superiore è glabra e quella inferiore è pelosa. Le foglie crescono all’inizio della primavera e cadono alla fine dell’autunno. I fiori hanno 5 petali bianchi riuniti in cime ombrellifere. Quest’albero dà piccoli frutti di forma rotonda, che sono delle pere selvatiche. Fino a pochi anni fa i frutti venivano raccolti e usati per sfamare gli animali. La corteccia ha proprietà coloranti. Il perastro si presta molto bene come portainnesto per le pere di qualità pregiata.

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NOME SCIENTIFICO: Phillyrea latifolia L. – Phyllirea angustifolia

fillirea

fillirea

NOME COMUNE : FILLIREA

NOME SARDO: ALIDERRU

FAMIGLIA : OLEACEAE

La fillirea è una pianta sempreverde della macchia mediterranea. Le foglie sono coriacee e seghettate sul margine di forma ovato-lanceolata. I fiori bianchi sono riuniti in infiorescenze ascellari . Il frutto che produce è una piccola drupa globosa di colore nero a maturità, in olianese si chiama Bebeccheddu ed è un cibo gradito alle capre e alle pecore. Questa fillirea è uno dei componenti dei boschi montani, nelle zone più basse e più caldo aride è facile trovare un’altra specie di fillirea: Phillyrea angustifolia che ha portamento arbustivo, foglie strette con il margine lineare. Entrambe le filliree possono essere utilizzate per costruire utensili e anche come sostegno per le piante dell’orto perchè i rami sono molto dritti e non germogliano all’umidità. Il legno è duro e compatto e d è ottimo come legna da ardere.

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NOME SCIENTIFICO: Acer monspessulanum L

acero minore

acero minore. Foto: A.Congiu

 NOME COMUNE: ACERO MINORE

NOME SARDO: OSTI

FAMIGLIA: ACERACEAE

E’ una pianta eliofila dalle medie o piccole dimensioni, le foglie sono trilobe e caduche e in autunno abbellisce il paesaggio con la colorazione rossastra del fogliame. Nel Supramonte presenta forme di adattamento a condizioni ambientali estreme. Vegeta in zone umide e su qualunque substrato. Ha una crescita molto lenta. E’ diffuso in pochi e isolati esemplari spesso nei margini delle leccete o in depressioni doliniformi sul monte Corrasi. A volte si trova in piccoli gruppi omogenei come a “Sa pala de sos ostis”

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