La flora: Arbusti

<<La Terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla Terra. Qualsiasi cosa capiti alla Terra, capita anche ai figli della Terra>>

(Cervo Zoppo, capo indiano Seattle)

 

GLI ARBUSTI

arbusto

GLI ARBUSTI SI DIFFERENZIANO DAGLI ALBERI PERCHÈ HANNO UN’ALTEZZA INFERIORE E LA RAMIFICAZIONE PARTE DIRETTAMENTE DAL SUOLO. I RAMI HANNO UN TESSUTO LEGNOSO.

FAMIGLIA NOME SCIENTIFICO NOME COMUNE
ANACARDIACEAE Pistacia lentiscus L. LENTISCO
ANACARDIACEAE Pistacia terebinthus L. TEREBINTO
APOCYNACEAE Nerium oleander L. OLEANDRO
CISTACEAE Cistus incanus L. CISTO ROSSO
Cistus salvifolius L. SCORNABECCO
Cistus monspeliensis L. CISTO MARINO
ERICACEAE Erica arborea L. erica multiflora L. ERICA
ERICACEAE Arbutus unedo L. CORBEZZOLO
LABIATAE Rosmarinus officinalis L. ROSMARINO
LABIATAE Lavandula stoechas L. LAVANDULA
MYRTACEAE Myrtus communis L. MIRTO
ROSACEAE Prunus prostrata Labill. PRUNO PROSTRATO
Prunus spinosa L. PRUGNOLO
ROSACEAE Crataegus monogyna Jacq BIANCOSPINO
SAXIFRAGACEAE Ribes sardoum Martelli RIBES SARDO                                                                       endemismo

NOME SCIENTIFICO: Pistacia lentiscus L.

NOME COMUNE : LENTISCO

lentischio
lentischio

NOME SARDO: HESSA

NOME INGLESE: MASTIC TREE _ LENTISC

FAMIGLIA : ANACARDIACEAE

E’ un arbusto sempreverde con le foglie paripennate con quattro o cinque paia di foglioline lanceolate o bislunghe. I fiori sono piccoli, verdi i femminili e rosso bruno i maschili. I frutti sono bacche rosse ovoidali che divengono nerastre a maturità, sono riuniti in grappoli. E’ una pianta molto aromatica, profumata in tutte le sue parti. Incidendo la corteccia sgorga una resina nota sin dall’antichità chiamata “mastice di Chio” anticamente veniva masticata come un chewing gum per rafforzare le gengive e profumare l’alito.

Cresce bene nelle zone circostanti il bacino del Mediterraneo.

Sino a non molti anni orsono dai frutti presenti sulle piante femminili si otteneva un olio (oggiu de lustinchinu) che veniva usato in cucina e per alimentare le lampade. In alcune regioni dell’Italia meridionale quest’olio viene ancora usato nelle fabbriche dei profumi e per produrre sapone.

Nei luoghi dove vegeta il lentisco vicino al terebinto si può trovare un’altra varietà di lentisco con le foglie più grandi, classificata come Pistacia saporte che è un ibrido, cioè un incrocio fra lentisco e terebinto.

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NOME SCIENTIFICO: Pistacia terebinthus L:

TEREBINTO

TEREBINTO – BACCHE

NOME COMUNE : TEREBINTO

NOME SARDO: HESSA ‘E MONTE

FAMIGLIA : ANACARDIACEAE

E’ un piccolo albero o arbusto a foglie caduche. Fiorisce da aprile a giugno, i fiori brunastri sono riuniti in grappoli, la fioritura avviene in contemporanea all’ emissione fogliare, i frutti sono bacche rosse e poi brunastre a maturità. Le foglie imparipennate, con 3-9 foglioline ovato-lanceolate a margine intero. Vegeta su terreni calcarei e sopporta anche le basse temperature. Il legno è utilizzato per piccoli lavori di tornio in quanto molto duro.

Le galle rotonde o allungate a forma di corno irregolari prodotte sulle foglie e sui rami dalla puntura di un afide (Afhis pistaciae L.) che vi deposita le uova, sono ricche di tannino e venivano usate contro l’asma, il mal di gola e la tosse.

Data la sua rusticità è utilizzato come porta-innesti per il pistacchio (pistacia vera) che, in alcune regioni meridionali, è coltivato per il seme.

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NOME SCIENTIFICO: Nerium oleander L.

OLEANDRO BIANCO

OLEANDRO BIANCO

NOME COMUNE: OLEANDRO

NOME SARDO: NEULAHE

FAMIGLIA APOCYNACEAE

E’ un arbusto sempreverde, cespuglioso, alto al massimo 8 metri con rami eretti e flessibili , che in Sardegna cresce spontaneo lungo le sponde o nel greto dei torrenti, comunque in zone soggette a forte umidità.

Ha una corteccia verde e liscia da giovane, grigiastra e fessurata da adulto; foglie coriacee, di forma ovale, strette e allungate di colore verde scuro; fiori vistosi, di colore rosa o bianco, riuniti in grossi grappoli. La fioritura inizia a maggio e dura tutta l’estate

In genere, viene usata come pianta ornamentale, mentre un tempo il carbone che si ricavava dal suo legno era usato per la polvere da sparo. E’ una pianta velenosa sia per gli animali che per l’uomo, perché contiene una sostanza in grado di accelerare il battito cardiaco. Si racconta che soldati francesi durante le guerre napoleoniche contro la Spagna , fecero arrostire la carne infilata su spiedi di oleandro e in tanti morirono avvelenati. Un tempo a Oliena si facevano bollire i fiori e le foglie di oleandro e si ricavava una specie di insetticida che veniva cosparsa sulla pelle degli animali domestici per combattere cimici e pidocchi.

Oggi l’industria farmaceutica estrae dalle sue foglie una sostanza simile alla digitale che serve per curare le malattie cardiache.

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NOME SCIENTIFICO: Cistus monspeliensis L.

CISTO

CISTO

 

NOME COMUNE : CISTO MARINO

NOME SARDO: MUDRECU BIANCU

FAMIGLIA : CISTACEAE

Il cisto è presente in gran parte del bacino del Mediterraneo e la sua presenza non è un buon segno perchè indica che il bosco è ormai degradato e il suolo è poco fertile .

E’ un arbusto odoroso, le foglie lanceolate con il margine liscio, sono di colore verde scuro, rugose e vischiose. Il fiore è di colore bianco resiste per poche ore, dopodichè appassisce e viene sostituito da un nuovo fiore.

Questa pianta è presente e invadente anche a Oliena,

qui oltre al cisto marino troviamo altre due specie di cisti:

 

CISTUS INCANUS ( mudrecu voinu) con i fiori rosa,

CISTO

CISTO

 

 

CISTUS SALVIFOLIUS ( mudrecu nigheddu) fiori bianchi e le foglie più grandi e non vischiose.

Nel nostro paese trovava utilizzo soprattutto durante le feste perchè veniva usato per accendere il forno e cuocere i dolci. Durante l’inverno veniva usato per accendere il fuoco ( alluhingiare) e la gente lo

CISTO

CISTO

portava in fascine durante l’estate per farlo seccare. Veniva usato anche per l’asciugatura e la conservazione di prosciutti, salsicce e formaggi. A Orune lo chiamano “uscradina” dall’antica abitudine dei pastori di usarlo per bruciare le setole dei maiali.

Pur essendo una pianta molto diffusa non è utilizzabile per il pascolo perchè nessun animale la mangia, per questo dalle nostre parti viene considerato un infestante. Il terreno infestato da questa pianta si chiama cisteto (“mudrecagliu”) e si distingue soprattutto a primavera per la fioritura multicolore.

La necessità di eliminare il cisto che ostacola il prato erboso, è il pretesto che da sempre induce qualche pastore ad appiccare gli incendi. Ma questa piantina risorge dalle proprie ceneri più rigogliosa di prima.

E’ stato dimostrato che sottoponendo i semi del cisto ad una temperatura di 100° per 15 minuti, essi si aprono e raggiungono la massima germinabilità. Questo è il motivo per cui dove la macchia è stata eliminata con l’incendio ricompare il cisteto più rigoglioso che mai.

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NOME SCIENTIFICO: Erica arborea L. – Erica terminalis Salisb.

ERICA

ERICA Foto: A.Congiu

NOME COMUNE: RADICA

NOME SARDO: HASTANNAGLIU

FAMIGLIA: ERICACEAE

L’erica è un arbusto sempreverde a portamento eretto, vegeta in tutto il bacino del Mediterraneo. Le foglie, aghiformi, non sono più lunghe di un centimetro, i fiori bianchi, a forma di campanella sono numerosissimi, profumati con leggere sfumature rosee. Fiorisce da gennaio a marzo.

A Oliena, in passato, veniva usata la parte basale della ceppaia, veniva fatta “cuocere” sul posto per ricavarne carbone, la brace persistente si prestava al lavoro di fabbri e maniscalchi.

In altri paesi della Sardegna di questa erica si utilizza un ingrossamento del colletto , il ” ciocco” per la fabbricazione delle pipe.

A Oliena troviamo anche un altro tipo di erica con i fiorellini rosa molto profumati, si tratta di un piccolo arbusto che cresce nelle zone montuose , vicino ai corsi d’acqua e in zone umide, classificata come Erica terminalis Salisb.

L’erica é anche una pianta mellifera, i suoi fiori una fonte quasi inesauribile di nettare. Il suo miele, molto dolce è di colore rosso ambrato, di profumo molto intenso. Il miele di erica ha dimostrato grande efficacia nella cura delle malattie delle ossa.

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NOME SCIENTIFICO: Arbutus unedo L.

CORBEZZOLO

CORBEZZOLO

NOME COMUNE : CORBEZZOLO

NOME SARDO: LIDONE

NOME INGLESE: ARBUTE TREE

FAMIGLIA : ERICACEAE

E’ un arbusto sempreverde, le foglie sono lucide di colore verde scuro, lanceolate e seghettate.

I fiori sono riuniti, tipo grappolo di colore da bianchi a rosati, campanulati. I frutti sono tondeggianti dapprima gialli, poi rossi, verrucosi, sono commestibili, possono essere consumati crudi, oppure usati per la preparazione di confetture o di una bevanda alcolica.

Fiorisce da settembre a dicembre, nella pianta del corbezzolo troviamo contemporaneamente i fiori e i frutti.

Il corbezzolo è una pianta della macchia mediterranea è tipica delle zone aride e soggette ad incendi.

Fornisce un ottimo legno da ardere.

Le foglie del corbezzolo da sempre sono utilizzate per curare le malattie reumatiche e intestinali.

E’ una pianta mellifera infatti dai suoi fiori si ricava il miele amaro che è un’ottima cura per la tosse, il mal di gola e le bronchiti asmatiche.

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NOME SCIENTIFICO: Rosmarinus officinalis L.

ROSMARINO

ROSMARINO

NOME COMUNE : ROSMARINO

NOME SARDO: RAMASINU

NOME INGLESE: ROSEMARY

FAMIGLIA : LABIATAE

E’ un arbusto sempreverde, cespuglioso, fortemente aromatico. Ha foglie opposte, lineari, coriacee, scure sulla parte superiore e più chiare sulla parte inferiore.

I fiori tendono al viola, disposti a spiga sulla parte terminale dei rami, il frutto è costituito da quattro acheni scuri.

Fiorisce quasi tutto l’anno con brevi periodi di riposo.

Il rosmarino è una pianta della macchia mediterranea , della quale vengono fatti usi molto vari. Principalmente le foglie vengono usate in cucina per aromatizzare carni e verdure, ma si ottengono anche infusi per alleviare i malesseri dovuti alle febbri influenzali, se ne fa un’essenza per le emicranie e le digestioni difficili; con il decotto di foglie si combatte la calvizie si rinforza il cuoio capelluto. L’uso del rosmarino nelle usanze popolari e religiose sarde ha origini molto antiche. In molti paesi della Sardegna, soprattutto in Baronia, si fa il fuoco di Sant’Antonio con il rosmarino

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NOME SCIENTIFICO: Lavandula stoechas L.

LAVANDULA

LAVANDULA FOTO: TIEMME

NOME COMUNE : STECADE

NOME SARDO: ARHIMISSA

NOME INGLESE: LAVENDER

FAMIGLIA : LABIATAE

E’ una pianta legnosa perenne, pubescente, alta 30-60 centimetri o più. Foglie opposte, strettamente lanceolate, l’infiorescenza è una spiga lunga 2-3 cm. All’apice presenta un ciuffo di brattee lunghe 1-5 centimetri di colore violetto chiaro che servono di richiamo per gli insetti impollinatori. Vive in ambienti degradati, aridi e in campi abbandonati, tra macchie basse.

E’ una pianta mellifera, Il miele di lavanda è disinfettante, calmante e efficace nella cura della pelle.

La lavanda è una pianta aromatica molto usata in profumeria. Le sue foglie, sparse nell’acqua calda della vasca da bagno, esercitano una blanda azione distensiva. Le nostre nonne la mettevano negli armadi per profumare la biancheria e per allontanare le tarme.

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NOME SCIENTIFICO: Myrtus communis L.

FIORI DI MIRTO

FIORI DI MIRTO

NOME COMUNE : MIRTO

NOME SARDO: MURTA

FAMIGLIA : MYRTACEAE

Il mirto è un arbusto sempreverde. Le foglie sono lucide di un bel colore verde brillante, con il margine lineare i fiori bianchi si schiudono in giugno- luglio. I frutti, che sono delle bacche nere, maturano in autunno.

Il legno di color grigio rossastro è duro, pesante,

FRUTTI MIRTO

FRUTTI MIRTO

omogeneo, adatto anche per lavori al tornio e ad intarsio.

Del mirto si utilizzano foglie e frutti. I semi e le foglie

triturate erano un rimedio contro la peste e l’avvelenamento da funghi. Le foglie sono amare, aromatiche, contengono un olio, il mirtenolo, che ha azione espettorante; le bacche mature per infusione hanno azione digestiva; l’infuso delle foglie bollite è un rinforzante per il cuoio capelluto. A Oliena si usavano le foglie secche ridotte in polvere contro l’arrossamento della pelle.

I profumieri del medioevo ottenevano dai fiori del mirto per distillazione un profumo detto “acqua degli angeli”. Le sue bacche entrano come condimento in cucina. lasciate macerare nell’alcool, nell’acquavite producono un ottimo liquore: il mirto rosso , dalla macerazione delle foglie si ottiene invece il mirto bianco.

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NOME SCIENTIFICO: Prunus prostrata Labell

PRUNO

PRUNUS PROSTRATA

NOME ITALIANO: PRUNO PROSTRATO

NOME SARDO: PRUNASCEDDA _ HARIASEDDA AGRESTE

FAMIGLIA: ROSACEAE

 

E’ un piccolo arbusto spinoso caducifoglio, prostrato. le foglie sono ovali a margine seghettato. I fiorellini hanno i petali bianchi o rosei, molto numerosi. Il frutto è ovale, rossastro, acidulo. Fiorisce in marzo, aprile. Vive abbarbicato alle rocce nelle zone più elevate e ventose delle nostre montagne.

Nel nostro territorio, soprattutto nelle

PRUGNOLO

PRUGNOLO

parti più basse, si puo’ trovare anche il prugnolo (Prunus spinosa L.) che ha i frutti violacei.

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NOME SCIENTIFICO: Crataegus monogyna Jacq.

BIANCOSPINO

BIANCOSPINO FOTO A.CONGIU

NOME ITALIANO: BIANCOSPINO

NOME SARDO: HALAVRIHE

FAMIGLIA: ROSACEAE

Arbusto o piccolo albero caducifoglio, alto sino a 6 m, con rami e piccioli glabri, bruno-rossicci, con spine corte e chioma espansa e intricata.

Il biancospino cresce bene e rapidamente in diversi tipi di terreno. La corteccia è grigio bruna. Le foglie hanno i lobi profondamente divisi, i fiori sono piccoli, bianchi, emanano un delicato profumo. I frutti sono polposi e contengono un solo seme; in autunno diventano rossi e forniscono cibo agli uccellini. Fiori, frutti e corteccia hanno proprietà sedative. Il biancospino è noto fin dai tempi dei greci che si servivano dei rami fioriti per adornare gli altari durante le cerimonie nuziali.

Il nome crataegus pare sia stato dato alla pianta dallo scienziato greco Teofrasto e deriva dal termine Kratos, che significa forza, a motivo della durezza del legno e dell’impressione di forza che sprigiona dall’intera pianta. I frutti, in realtà falsi frutti, sono utilizzati sia allo stato fresco sia per fare gelatine o marmellate. Le foglie e i fiori in infuso, in decotto esercitano un’azione sedativa e ansiolitica, si prescrivono a tale scopo nella terapia dell’insonnia; sono usati anche per i disturbi del ritmo cardiaco e combattono, infine, cefalee, vertigini.

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NOME SCIENTIFICO: Ribes sardoum Martelli

RIBES

RIBES

NOME COMUNE : RIBES SARDO

NOME SARDO: HARIASEDDA AGRESTE

NOME INGLESE: RIBES RED CURRANT

FAMIGLIA : SAXIFRAGACEAE

E’ un piccolo arbusto di 1-2 m con rami giovani rossastri, pubescenti e rami vecchi grigiastri e tortuosi Le foglie sono un po’ rotonde, dentate a tre lobi

I fiori sono piccoli di colore giallo-chiaro, fiorisce da marzo a maggio. Il frutto è una piccola bacca rossa, commestibile, un po’ acidula, all’interno contiene molti semi, la fruttificazione che è molto scarsa avviene in agosto-settembre. Questa pianta è uno dei piu’ rari endemismi sardi, ad areale puntiforme vive, infatti, sui calcari dolomitici giurassici del Supramonte di Oliena nella sola località di ” Pradu” è localizzato in una piccola valle a circa 1100 m sul livello del mare, una parete rocciosa circonda la valle e la protegge dai venti.

Questa specie non produce polline sufficiente a fecondare tutti i fiori femminili da cio’ dipende la scarsa fruttificazione e la difficoltà a propagarla per seme è invece possibile moltiplicarla per talea. E’ una specie botanica ad altissimo pericolo di estinzione

pianta endemica a rischio di estinzione

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