Sant’Antonio

A Oliena si celebra il culto di Sant’Antonio abate.

In suo onore, in ogni rione, vengono innalzate gigantesche cataste di legna cui viene dato fuoco la sera del 16 gennaio. Il fuoco arde per tutta la notte, intorno si riuniscono le persone per cantare, ballare e consumare “su pistiddu” , il dolce preparato per l’occasione.

Le origini di questo culto risalgono al XVII secolo.

Secondo un’antica leggenda, Sant’Antonio scese all’inferno per portare il fuoco agli uomini.

diavoletti

Tanto tempo fa, in Sardegna, gli uomini erano così poveri che non avevano neanche il fuoco. Avevano molto freddo e non potevano neanche mangiare un po’ di cibo caldo.

Finché un giorno, arrivò in Sardegna Sant’ Antonio seguito dal suo porcellino. I Sardi approfittarono dell’occasione e gli chiesero aiuto. Il santo si impietosì e decise di aiutarli.

A quel tempo, il fuoco si trovava solo in un posto chiamato inferno e una banda di diavoletti lo teneva sempre acceso.

Antonio prese il suo porcello, un bastone di ferula e andò a bussare alle porte dell’inferno. Il diavoletto portinaio lo riconobbe subito e non lo fece entrare.

– Al massimo facciamo entrare il tuo porcello – disse

sant'antonioIl porcello entrò e si mise a scorazzare con tanta furia , mettendo in disordine forche e forconi.

I diavoli non ne potevano più, chiamarono sant’Antonio perché se lo riprendesse. Sant’Antonio entrò nell’inferno, toccò il porcello con il suo bastone e quello subito si fermò.

– Giacché ci sono – disse – mi fermo un po’ a scaldarmi. Si sedette vicino al fuoco e posò la punta del bastone sulla brace senza farsi notare, finché non vide che la fiamma aveva attecchito sulla ferula che cominciò a bruciare dentro senza che fuori si vedesse alcunché.

Appena Sant’Antonio sentì che il fuoco stava ben tranquillo dentro il bastone, salutò i diavoli e tornò dagli uomini con il grande regalo del fuoco.

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